
Nella notte del 24 agosto 2016, alle 3.36, iniziò il calvario per migliaia di famiglie; cominciava una sequenza sismica tra le più disastrose che abbiano mai colpito il Centro Italia: 299 morti, 388 feriti, crolli e danni agli edifici per 28 miliardi di euro, 41 mila sfollati, centinaia di aziende bloccate nella loro attività. Quattro terremoti in poco più di cinque mesi dal 24 agosto 2016 al 18 gennaio 2017: la sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso.
Un colpo durissimo! Una tragedia che ha colpito anche i beni artistici e culturali della nostra terra: dipinti, statue, arredi, libri, oggetti che per secoli avevano preservato l’identità delle popolazioni venivano annientati, sepolti da cumuli di macerie.
Una gran parte di questa nostra storia è stata salvata grazie agli uomini in divisa del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Sono stati loro, in prima linea, a salvare anche l’impossibile.
Di questo ha parlato sabato scorso nell’ex chiesa di San Filippo Neri, a Fermo, il tenente colonnello Carmelo Grasso, già Comandante del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Ancona. A introdurlo il presidente UNIPOP Ettore Fedeli, affiancato dal prof. Massimo Temperini e dal maestro Massimiliano Berdini.
Lo scenario di devastazione in cui furono chiamati ad operare nelle Marche e in Abruzzo; l’impegno straordinario che questo ha richiesto; la partecipazione e la solidarietà della popolazione; le opere salvate, recuperate, restaurate; le difficili scelte sulla priorità degli interventi: sono stati questi alcuni degli aspetti più toccanti del suo racconto.
Il colonnello non ha trascurato tuttavia di evidenziare i risultati che da quello sforzo solidale sono stati ottenuti, come, ad esempio, la “rinascita” in atto nel Comune di Arquata del Tronto, dove oggi è possibile, anzi importante visitare l’esposizione semi-permanente delle opere recuperate, in segno di vicinanza alla comunità colpita e come riconoscimento del lavoro svolto con tanta generosità.
Un passaggio dell’intervento di Grasso è apparso particolarmente significativa quanto toccante: «Proprio nel contesto drammatico del sisma è emerso che il vero valore delle opere d’arte va molto oltre la loro valutazione estetica e di mercato». Come a dire che attiene ad un altro livello, che supera l’economia, la finanza, e si posiziona al di sopra della pura materialità quasi un fenomeno spirituale.
Ogni opera – ha voluto sottolineare il colonnello – è parte dell’identità della comunità che la possiede e la custodisce con orgoglio e devozione per tramandarla alle generazioni future.
Proprio in virtù di questo grande valore immateriale, le opere recuperate e restaurate dovrebbero restare nel contesto sociale, morale e culturale in cui sono nate, per essere fruite nella loro pienezza dai cittadini che ne sono proprietari e da visitatori non frettolosi.
L’evento di sabato scorso, organizzato da Unipop Fermo, Società Dante Alighieri e Associazione “Ex allievi dell’Istituto d’arte Preziotti”, all’interno del ciclo A tu per tu con l’opera d’arte, guidato dal prof. Massimo Temperini e dal maestro Massimiliano Berdini, è stato un atto di gratitudine e riconoscenza per tutti gli uomini e le donne delle varie organizzazioni che hanno cooperato nell’opera di soccorso e salvaguardia, ma ha pure dimostrato che la ri-conoscenza è tanto più autentica quanto più è accompagnata dalla conoscenza dei fatti.
La ricca e appassionata testimonianza del Comandante Grasso ha consentito ai presenti di vivere un’intensa esperienza di scoperta e apprezzamento dello straordinario quanto silenzioso lavoro che gli uomini in divisa svolgono quotidianamente per la tutela e la salvaguardia delle opere che abbiamo la fortuna di poter ammirare nei nostri musei, nelle nostre chiese e nelle esposizioni temporanee.
Adolfo Leoni
viverefermo.it
