MANIFESTO PROGRAMMATICO

Il recente incontro tra il Comitato Scientifico di Fermo Città Unesco dell’Apprendimento e il Prof. Francesco Florenzano, Presidente dell’Università Popolare di Roma e di UNIEDA, Unione Italiana di Educazione degli Adulti, è stata l’occasione di un’approfondita riflessione sul tema della formazione lungo tutto l’arco della vita in generale e su quello dell’istruzione non formale in particolare.

Da questa riflessione è emersa la concorde volontà di costituire a Fermo, Città Unesco dell’Apprendimento,  un’ Università Popolare,  istituzione no-profit inquadrata nell’ambito del terzo settore,  che sia in grado non solo di mettere in rete  le molteplici iniziative formative attualmente già organizzate da una pluralità di Associazioni e Istituzioni culturali operanti sul territorio, ma anche di attivare nuove proposte, individuando bisogni culturali e sociali ai quali la nostra comunità educativa non fornisce ancora adeguate risposte.

Un organismo che, lungi dal sovrapporsi a quel mondo dell’istruzione formale così fortemente radicato nel fermano, collabori strettamente con esso al fine di creare un solido rapporto tra scuola e comunità locale. Un’occasione per offrire nuove opportunità di apprendimento, aggregazione sociale e dialogo intergenerazionale a fasce di popolazione composte innanzitutto, ma non esclusivamente, di adulti e anziani, con l’obiettivo di promuovere una diffusa cittadinanza attiva.

Temi che si coniugano strettamente con il perseguimento degli Obiettivi n.4 (garantire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento permanente per tutti) e n.11 (rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili) fissati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile e che l’Unesco raccomanda come prioritari a tutte le Città dell’Apprendimento.

Due obiettivi ispiratori anche per qualsiasi proposta di apprendimento non formale che a Fermo, molti suggeriscono di costruire intorno al tema unificante e trasversale della memoria come autobiografia collettiva della città e dei suoi abitanti. Un concetto da declinare in tutte le sue forme: dalla memoria della Grande Storia, che ha lasciato a Fermo tracce indelebili del suo passaggio, a quella più minuta di uomini e donne che la storia della nostra comunità l’hanno scritta con la propria esistenza ed operosità, edificando un invisibile patrimonio collettivo che costituisce una ricchezza da conoscere e trasmettere alle nuove generazioni come elemento identitario di natura linguistica, biografica e culturale. Quella storia di storie nella quale il passato si salda con il presente e permette ad ogni comunità di immaginare e programmare un futuro coerente e senza fratture.                                                                                      

“Dove c’è cultura non c’è periferia”, leggiamo nella Carta di Fabriano, l’appello alle istituzioni firmato nel 2014 proprio nelle Marche da molte università popolari riunite a congresso.

In un mondo globalizzato dove il rischio di scivolare verso la periferia – non solo geografica – della modernità, è vivo e attuale, il Parlamento Europeo raccomanda fin dal 2006 l’istituzione di organismi che curino in modo specifico l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita per l’accesso alle così dette competenze chiave:

“gli adulti siano in grado di sviluppare e aggiornare le loro competenze chiave in tutto l’arco della loro vita con un’attenzione particolare per gruppi di destinatari riconosciuti prioritari nel contesto nazionale (…); vi sia un’infrastruttura adeguata per l’istruzione e la formazione permanente degli adulti che, tenendo conto dei diversi bisogni e competenze degli adulti, preveda la disponibilità di insegnanti e formatori, procedure di convalida e valutazione, misure volte ad assicurare la parità di accesso sia all’apprendimento permanente sia al mercato del lavoro, e il sostegno per i discenti; la coerenza dell’offerta di istruzione e formazione per gli adulti rivolta ai singoli cittadini sia raggiunta mediante forti nessi con la politica dell’occupazione e la politica sociale, la politica culturale, la politica dell’innovazione e con altre politiche che interessano i giovani nonché mediante la collaborazione con le parti sociali e altri interessati .

Raccomandazioni valide per tutti, ma che diventano un imperativo per una città Unesco dell’Apprendimento che di questo processo trasformativo dovrebbe rappresentare un’avanguardia.

Da qui nasce questo “invito all’azione” sottoscritto dai firmatari del manifesto. Un impegno comune per costruire l’Università Popolare di Fermo nelle forme organizzative che meglio potranno rappresentare il nostro territorio. Non un organismo che prescinda da quanto di buono è già stato fatto e si sta facendo nel campo della formazione permanente sul territorio, ma un nuovo e specifico strumento che consenta di unire le forze, mettere in comune competenze ed esperienze di singoli, associazione e istituzioni, immaginando un’originale formula di “università popolare diffusa”. Una nuova realtà che, fatta salva una necessaria organizzazione formale con un centro organizzativo comune, sia in grado di rappresentare una pluralità di associazioni e proposte corsuali ed esperienziali ispirandosi programmaticamente alle più consolidate iniziative nazionali.