Domenico Pupilli presenta la sua mostra “Esercizi di scrittura e grafica”
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Le parole portano il fuoco – è stato detto – e il fuoco accende la voglia di andare. Poi, qualcuno ha aggiunto che le parole scritte hanno bisogno di essere pronunciate, affinché penetrino ancora di più. Pronunciate o anche dipinte, disegnate… immortalate in un segno: il segno che scrive, la parola che viene incisa, la memoria che resta.

C’è tutto questo – credo – e ancora di più nella mostra che il Museo Archeologico di Fermo ospiterà a partire da sabato 20 giugno, giorno dell’inaugurazione, alle ore 17,30.

È la mostra dal titolo “Esercizi di scrittura e grafica nell’opera di Domenico Pupilli”. Sarà un percorso espositivo che intreccia scrittura, segno e memoria attraverso una selezione di scritti e acqueforti dell’artista, insegnante, scrittore.

L’esposizione – spiega Pupilli – invita il visitatore a scoprire il dialogo tra parola e immagine, in un viaggio artistico dove il tratto grafico diventa testimonianza, racconto e ricerca espressiva.

La mostra sarà visitabile sino all’11 luglio 2026.

Due parole sull’autore. Domenico Pupilli è nato a Grottazzolina il 17 aprile del 1943. Vive a Fermo. Dopo la laurea in lettere a Perugia (dove aveva seguito il fratello da Bologna) con una tesi su Luigi Bartolini, ha insegnato al Liceo – ginnasio Annibal Caro di Fermo. Tra i suoi insegnanti anche Alvaro Valentini. Il gusto della grafica lo ha imparato dal padre, Diego, calligrafo (oltre che bancario). È stato anche assessore alla cultura di Grottazzolina, con il sindaco Ambrogi. Per distendersi, suonava (suona?) le congas e un grande tamburo africano. Ha cantato nel coro di Grottazzolina. Rimpianti? «L’artigianato che muore» mi disse in una sorta di intervista che gli feci dieci anni fa per Il Resto del Carlino, e che mi piace pubblicare qui, oggi. In segno di affetto, e capirete perché.

Era novembre 2016. “Porta la barba e indossa un cappello stile baseball. Non era così quando mi insegnava Storia dell’Arte al liceo-ginnasio Annibal Caro di Fermo. Lo sguardo simpatico e il modo diretto di comportarsi sono invece gli stessi. Domenico Pupilli mi accoglie nella sua bottega-laboratorio di via Zeppilli a Fermo. Lavora a una incisione. Non è l’unica passione che ha. Ma è quella che coltiva con più assiduità. «Questa è la lastra di rame (costosa, ma può essere anche di zinco), questa è la vernice nera, questo è il disegno, questo è l’odore dell’acido nitrico, questo è il torchio, questa è la carta di Fabriano… Questa è l’acquaforte che ne esce». Spiega come ai tempi della scuola. È l’immagine del fiume Ete, delle sue sponde, di un ponticello mobile.

«Un contadino lo metteva alla bisogna e lo toglieva quando il fiume ingrossava». Saggezza antica. Il prof. Pupilli toglie la lastra dal torchio e la pulisce con una pezza lasca: la «tarlandana» che non capisco sia dialetto o termine tecnico. Le sue acqueforti raccontano la nostra Terra di Marca. Solo una volta è toccato a Roma, via Nomentana. Il resto è entroterra: fiumi, colline, vergare, vigne, animali al pascolo, campanili, botteghe, piazzette. Vita di paese, vita di campagna. Ci tiene a precisare che le sue acqueforti scaturiscono dal camminare per le nostre contrade. Oggi, un po’ meno, prima molto di più, ma anche spostandosi in bicicletta o in vespa.

Per Italia Nostra – primi anni ’70 – fece un gran lavoro sulle fonti murate e sui cimiteri monumentali (Petritoli, Montegranaro, Montegiorgio, ecc.). Le schede che ne ricavò si trovano presso la Sovrintendenza ai Monumenti.

Quante le lastre incise? «Difficile dirlo con esattezza: millecento forse», con una accelerazione e precisione di formato dopo l’entrata nell’associazione La Luna. Il prof. ama anche fotografia e pittura. Quest’ultima specie d’estate, nei campi, per ore, «peccato le ossa».

Ha anche due libri al suo attivo: «Carte Fermana» per la Andrea Livi Editore, pagine su artisti, poeti e scrittori delle nostre contrade, e «La finestra del solitario» saggio sull’acquaforte di Luigi Bartolini, per Avagliano Editore. Ama l’opera di Bartolini, ma l’incontro che lo ha segnato è stato con il prof. Danilo Interlenghi: prima media, sui banchi della Scuola Statale più tardi «Betti». Gli ha insegnato la «linea buona» e il tratteggio.

Poche le mostre di Pupilli. L’ultima per Ottobre all’Abbazia, a Montegiorgio, dal titolo «Segni da passeggiate» il cui catalogo è stato edito da Il Lavoro Editoriale (15 euro). Le incisioni 18 x 13 sono custodite in bellissimi cofanetti con su scritto Diario. Ma il capolavoro sono le 100 incisioni su carta antica, su antico libro del 1700: gladioli selvaggi, ramarri, fiumi e donne. Signori: Domenico Pupilli, artista dell’acquaforte”.

Tornando all’oggi, la mostra ha avuto il patrocinio del Comune di Fermo, Fondazione carifermo. Humanitas, Unipop e Società Operaia.

Giovedì, 18 giugno 2026

Adolfo Leoni
viverefermo.it