L’arte entra nelle cure: da Fermo alla svolta nazionale del welfare culturale
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Musei, lettura, teatro e attività artistiche potranno affiancare le cure tradizionali. L’Università Popolare di Fermo tra le realtà che da anni sperimentano il valore della cultura per il benessere.

Che c’entra lo sciroppo con il teatro? Seguite e saprete…

Leggere un libro, partecipare a un gruppo di scrittura, visitare un museo o assistere a uno spettacolo teatrale potrebbero presto diventare parte integrante di un percorso di cura. Non più soltanto dunque attività ricreative, ma strumenti riconosciuti per promuovere salute e benessere. Attenzione: salute e ben-essere, con il trattino in mezzo.

È la prospettiva aperta dal Protocollo d’intesa siglato il 29 aprile 2026 dal ministro della Cultura Alessandro Giuli e dal ministro della Salute Orazio Schillaci.

Si tratta di un accordo che punta a integrare stabilmente arte e cultura nelle politiche di welfare e nei percorsi terapeutici. Un passaggio che potremmo definire storico e che arriva dopo il via libera della Conferenza Stato-Regioni. Rappresenta il primo riconoscimento istituzionale su scala nazionale della cosiddetta “prescrizione sociale della cultura”. «La cultura è una risorsa viva e fruirne incide positivamente sul benessere delle persone», ha dichiarato la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, tra le principali sostenitrici del progetto.

L’obiettivo è quello di creare una rete nazionale di musei, biblioteche, archivi, teatri e luoghi della cultura capaci di collaborare con il sistema sanitario per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Una rivoluzione che, in realtà, era già iniziata da tempo nei territori. E qui entra in campo il fermano.

Tra le realtà che hanno anticipato questa visione c’è l‘Università Popolare di Fermo, impegnata da anni nella promozione dell’apprendimento permanente come strumento di crescita personale e ben-essere sociale. Attraverso gruppi di lettura, laboratori di scrittura, corsi di lingua e percorsi culturali aperti alla cittadinanza, l’associazione ha costruito occasioni di incontro, partecipazione e accoglienza e che oggi trovano piena sintonia con il nuovo modello di welfare culturale.

L’idea di fondo – sempre caldeggiata specie da Maria Teresa Marziali e dal presidente Ettore Fedeli – è semplice: la cultura non produce soltanto conoscenza, ma contribuisce anche a rafforzare relazioni sociali, autostima, capacità espressive e qualità della vita. Elementi che gli studiosi definiscono parte integrante del “capitale di salute” di una comunità. A sostegno di questa visione arrivano sempre più evidenze scientifiche.

Nel volume Art Cure. The Science of How the Arts Transform Our Health, la psicobiologa ed epidemiologa Daisy Fancourt raccoglie decenni di ricerche internazionali che documentano gli effetti positivi delle attività artistiche sulla salute fisica e mentale. Il libro è stato presentato in Italia nel febbraio 2026 dal Cultural Welfare Center, il principale centro nazionale di ricerca e promozione del rapporto tra cultura e salute. Le esperienze che hanno contribuito a costruire questo percorso sono ormai numerose.

In EmiliaRomagna il progetto “Sciroppo di Teatro” ha coinvolto oltre 17 mila spettatori in 28 comuni, grazie alla collaborazione tra teatri, istituzioni e pediatri. In Toscana la rete dei Musei Toscani per l’Alzheimer riunisce circa settanta realtà culturali impegnate nel sostegno alle persone con fragilità cognitive. A Bassano del Grappa il progetto Dance Well utilizza la danza nei musei come strumento di benessere per persone affette da Parkinson. A Monza il Paese Ritrovato sperimenta il ruolo dell’arte e della cultura nel contrasto all’isolamento delle persone con demenza, mentre a Torino la Fondazione Uniti per Crescere Insieme promuove il circo sociale come strumento di inclusione e crescita comunitaria. Anche nelle Marche non mancano esperienze significative. A Vallefoglia il progetto “Cultura e Benessere Insieme” ha coinvolto bambini, famiglie e anziani in attività creative realizzate con la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, dei servizi sanitari, dei medici e del terzo settore. I risultati, in particolare sui minori, hanno confermato il valore della partecipazione culturale come fattore di prevenzione e promozione della salute. In questo quadro, l’Università Popolare di Fermo guarda con interesse alla prospettiva della prescrizione culturale. L’ipotesi è che, in futuro, medici e operatori sanitari possano indirizzare alcune persone verso attività culturali strutturate, riconoscendone il valore complementare rispetto alle cure tradizionali. La sfida, ora, è passare dalle sperimentazioni a un sistema diffuso e accessibile. Come sottolinea Annalisa Cicerchia, vicepresidente del Cultural Welfare Center, il prossimo passo sarà definire livelli essenziali di accesso alla cultura come componente del benessere collettivo. Se ciò accadrà, esperienze come quelle maturate a Fermo non saranno più considerate iniziative isolate, ma parte integrante di una nuova idea di salute: una salute che passa anche dai libri, dall’arte, dalla creatività e dalla partecipazione alla vita culturale della comunità.

Ecco qua spiegato lo sciroppo il teatro l’arte etc etc.

Martedì, 16 giugno 2026

Adolfo Leoni
viverefermo.it

Foto di Ben White su Unsplash