Memorie di una Comunità. Presentazione del libro
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C’era una volta a Fermo il Vicolo Lungo. E c’erano botteghe e laboratori lungo via Visconti d’Oleggio e, in modo speciale, in Piazzetta.

E poi c’erano gli altri vicoli: Re Manfredi, Zara, Degli Orlandi…., dove i bambini giocavano e diventavano grandi insieme.

Oggi, tutto questo è scomparso. Qualcosa resiste, specie in Piazzetta. Ma la desertificazione aumenta. E non è bene per tanti motivi. Dove non c’è vita e movimento, altre vite e altri movimenti s’inseriscono.

Perché ne parliamo? Perché il prossimo 29 luglio, nello stupendo Oratorio di Santa Monica, di pomeriggio, verrà presentato un prezioso libro. S’intitola Campoleggio. Memorie di una comunità.

Il volume è stato curato dall’infaticabile Maria Teresa Marziali, che quei luoghi ha abitato ed abita ancora.

La pubblicazione si inserisce nella Collana di autobiografie e storie diretta da Francesco Florenzano.

L’Università Popolare di Fermo è dentro questo progetto e lo ha promosso nell’ambito delle sue attività formative.

La signora Maria Teresa, laureata in Pedagogia con due master presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, ha raccolto le testimonianze di un gruppo di narratori, che vanno soprattutto nei decenni successivi il secondo dopoguerra

Li citiamo: Anna Cardinali, Annamaria Bonifazi, Antonella Grossi, Domenico Ciabò Cipriani, Enrico Ricci, Franca Zambotto, Giuliana Gentili, Giulio Amilcare Simoni, Giuseppe e Laura Lepri, Ivo Cipollari, Lavinia Rossetti, Michela Moreschini, Marcella Ciferri, Marco Giommarini, Marco di Antonio, Maria Teresa Marziali, Renata Sacchi, e Vittorio Scoppa.

Il libro si apre con una puntuale ricostruzione storica dell’arch. Manuela Vitali, da poco scomparsa.

Quindi, via alla memoria che materializza personaggi e situazioni: come Dalmasse e i suoi gelati, come gli studenti dell’ITI, provenienti da altre zone marchigiane, ma anche da altre regioni, e che vivevano a pensione nelle famiglie, come i giochi del tempo e le merende del tempo, come il lavoro alle prime ore del giorno nelle macellerie, come le messe mattutine affollate nonostante gli orari di buon mattino, come lo spazzino Alberto che forse fu all’origine del cocktail de Lu cazolà, come il bar di Bicetta, o come Armando il violinista.

Ma i racconti non si fermano.

 

Articolo di Adolfo Leoni
Pubblicato su viverefermo.it venerdì, 10 luglio 2026

Foto di Brett Jordan su Unsplash