A Santa Monica rivive un mondo: Campoleggio e la sua gente
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Fermo. Ieri, secondo pomeriggio. Qualche minuto prima delle diciotto – orario stabilito e rispettato – l’Oratorio di Santa Monica si riempie. La presentazione del libro Campoleggio-Memorie di una comunità ha attratto gente.

In alto, al soffitto, alle pareti, più o meno ignoti pittori nel 1430 hanno affrescato scene della Bibbia. A quel tempo si parlava con i colori e i pennelli. Il popolo si educava guardando.

Oggi, sono le parole. A volte anche troppe. Stavolta no. Stavolta sono quelle giuste, quelle della memoria, di quando si era ragazzini e si giocava per strada; di quando ogni porta del rione, che in effetti era un paese a sé, restavano aperte perché ogni casa era la casa di tutti; quando non occorrevano le ronde per via ma ogni genitore interveniva anche sui figli altrui.

Il libro, magistralmente curato da Maria Teresa Marziali, elegante in abito lungo e nero, raccoglie i ricordi della Campoleggio che fu: quella della guerra, del dopoguerra, dello sviluppo, quella della povertà che non era indigenza, e quella della felicità di sentirsi amici e di sapersi riconciliare dopo le inevitabili liti. Un altro mondo.

Maria Teresa ha fatto un gran lavoro di ricerca degli “scrittori”, di pazienza, di sistemazione dei pezzi. Alla fine ne è uscito un collage di cui è fiero Ettore Fedeli, l’instancabile presidente dell’Università Popolare di Fermo collegata alla LUA che vuol dire Libera Università di Anghiari.

Il testo si inserisce pienamente in quella Collana di Autobiografie e Storie diretta da Francesco Florenzano.

Le parole, dicevamo. Ma le parole scritte s’accendono d’un fuoco diverso, di un ardore diverso, se c’è chi le legge ad alta voce. E così è accaduto. L’attrice Elisa Ravanesi ha portato con sé gli “allievi” dei suoi corsi. Si alternano davanti al leggio e davanti al pubblico attento. Sono Monica Marziali, Luana Offidani, Nello Raccichini, Mariano Antolini. Anche lei: Elisa, interpreta qualche brano.

Parole, voci, immagini che si fanno quasi concretezza. Sembra di vederli questi ragazzi di 70-80 anni fa, sembra di vedere i loro giochi semplici, le loro complicità, magari anche i primi amori.

Poi, ecco, che da sottofondo, si fa sempre più consistente la musica di un brano celebre degli anni Settanta. Se qualche uomo lo chiedesse – ne sono certo – qualche signora potrebbe anche alzarsi e ballare, ricordando le feste casalinghe, i 45 giri, il mangiadischi, la prima cotta.

Ettore Fedeli e Maria Teresa Marziali sono soddisfatti. Il lavoro ha dato frutti. Ma non ci si ferma qui.

Se all’inizio, l’incipit è stato dato dalla lettura di un passo dell’architetta Manuela Vitali, deceduta da non molto tempo, e che descriveva Campoleggio nella storia, la conclusione non poteva non essere affidata che a Carlotta De Filippo, referente del Circolo di scrittura e cultura autobiografica della LUA a Fermo.

Dall’alto, campeggiano gli affreschi, ripetiamo, in basso le parole hanno materializzato storie passate. Ma alle pareti altre immagini raccontano. Sono quelle dei personaggi che hanno attraversato “Piazzetta”. Foto in bianco e nero scattate da René, al secolo Renato Santiloni.

E il tutto si abbraccia.

Giovedì, 30 luglio 2026
Articolo di Adolfo Leoni su
viverefermo.it