La Cassetta dei ricordi: foto, oggetti, racconti, per ricostruire la nostra storia. Iniziativa UNIPOP
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C’è la grande storia, quella che ci insegnano a scuola: sono i grandi personaggi, le grandi battaglie, i grandi incontri, le grandi catastrofi.

Poi, c’è quella piccola, la storia minuta, fatta di vicende quotidiane, di donne uomini anziani bambini, che lavorano, giocano, gioiscono, soffrono. Che vivono e costruiscono attimo su attimo la vita propria e quella altrui.

Sono le anime di una via, di un borgo, di un paese, di una comunità. Sono tasselli che, messi assieme, danno vita al puzzle dell’esistenza. Magari sono i “minori” di cui mai si parla, perché non hanno palcoscenici, non hanno compiuto gesti eclatanti, scoperte eclatanti che richiamino l’interesse dei media, e pure hanno tessuto, e tessono, e sperimentano la cosa più importante: la quotidianità, la reciprocità. La realtà del vivere.

Da qualche anno, l’UNIPOP di Fermo, in collaborazione con la Libera Università dell’autobiografia di Anghiari, sta muovendosi perché luci si accendano su questo “mondo piccolo” che è un mondo grande.

Una serie di libri è scaturita dall’impegno di far scattare la bellezza, il gusto, la necessità, l’importanza di scrivere autobiografie e biografie, per divulgare così le storie minori e capire chi siamo stati, conoscere chi ci ha preceduto, cogliere l’essenza dei luoghi.

Riporto alcuni titoli: La Casa della Memoria-Il quartiere di Viale Trento (a cura di Gabriella Bocciolesi ed Ettore Fedeli), Antologia di Memoria (a cura di Marinella Corallini), Il consiglio del papà (di Farrouk Mokhtar) , Traslochi (di Maria Pia Funari), Il mio Novecento (di Maria Grazia Botti), Santamaria dagli occhi bianchi (di Rosanna Vittori), I Racconti di Pasquale Coppola (di Teresa Berdini), ed altri ancora.

Ma non ci si ferma qui. Ora, per l’UNIPOP, è il tempo di azionare ancora, e ancora di più, in entrate ed uscita, la Cassetta dei Ricordi. Come dire: aprite i vostri secretaire, andate in soffitta, sollevate il coperchio del vostro baule, e traete fuori una o più vecchie foto, uno o più giocattoli, uno o più oggetti, che consentano, come una macchina del tempo, il miracolo di portarci indietro: come eravamo. Nostalgia, certo. Ma anche approfondimento di una radice che fatto crescere l’albero.

Il futuro ha un cuore antico, scriveva Carlo Levi. Una frase attribuita anche a Giuseppe Verdi.

A proposito di foto, ne girano tante sui social e nei vecchi album, ma sono accompagnate al massimo da una scarna didascalia. Romano Folicaldi, grande fotografo fermano, ripete spesso che le fotografie non parlano da sole, come pensano in tanti, ma vanno raccontate. Appunto! Ecco, allora, la Cassetta che raccoglie foto accompagnate da un breve racconto di vita che prende spunto da quell’attimo immortalato.

La Cassetta dei ricordi, allora, è un progetto che ha come obiettivo raccogliere, valorizzare, condividere la memoria collettiva; promuovere lo sviluppo di valori sociali e culturali nei quartieri del Comune di Fermo; promuovere il senso di appartenenza alla Comunità e di continuità tra le generazioni. Ci saranno i biografi di comunità (figura istituita secondo la metodologia della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari); si faranno raccolte e si custodiranno documenti, diari, testimonianze scritte, orali, video e fotografiche. E poi si arriverà alle pubblicazioni di antologie di racconti, e si procederà alla divulgazione mediante mostre, letture ad alta voce, incontri con i testimoni, spettacoli teatrali, canali social e Web.

«La memoria è tesoro e custode di tutte le cose» scriveva Cicerone. Non lo si può smentire. Ma la memoria la si può occultare. Il che sarebbe male per tutti.

Adolfo Leoni
viverefermo.it

Foto di Anne Nygård su Unsplash