SELVAGGI CRIMINALI
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Olindo De Napoli

Già fellow di diversi istituti di ricerca, tra cui l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri e l’Institute for Advanced Study di Princeton, è professore associato in Storia contemporanea all’Università di Napoli FedericoII e attualmente Principal Investigator del progetto PRIN 2022 “Imperial Entanglements Latecomer Colonial Empires and the Politics of Comparison”. Si occupa di cultura giuridica italiana dell’Ottocento e del Novecento, colonialismo, cittadinanza e storia del diritto penale, temi sui quali ha scritto saggi su riviste italiane e internazionali.È autore di La prova della razza. Cultura giuridica e razzismo in Italia negli anni Trenta (Le Monnier 2009) e ha curato VI Battaglione Libico. Diario della campagna di Etiopia (1936-1937) di Carmelo Sirianni (Viella 2017) e il volume collettano Citizen and Subjects of the Italian Colonies. Legal Constructions and Social Practices, 1882-1943 (con Simona Berthe, Routledge 2022).Nell’Ottocento il colonialismo europeo and  di pari passo con il ricorso alla deportazione, basti pensare al caso dell’Australia o quello della Guyana francese. Anche in Italia, all’indomani dell’Unità, si immagin  che la deportazione potesse essere lo strumento ideale per sconfiggere i briganti, tanto da essere al centro dell’attenzione del partito colonialista italiano e di molte iniziative di esploratori e avventurieri italiani che cercavano terre da conquistare in quadranti che vanno dal Marocco al Mar Rosso, dal Borneo alla Polinesia. Molti vedevano nella deportazione l’occasione per dare il via all’espansione coloniale e nei loro scritti attingevano a un immaginario utopico che si nutriva dell’idea che i criminali, deportati in lande selvagge, potessero rigenerarsi lavorando la terra e dominando i selvaggi.La prima parte del libro si incentra sul dibattito politico e parlamentare che precedette la deportazione, e riporta un ampio resoconto delle proposte che vennero vagliate nel tempo.L’ultima parte del libro racconta delle vicissitudini relative all’attuazione della deportazione e si ricollega alla vicenda di Ferruccio Borsoni, deportato nella colonia penale di Assab in Eritrea, il quale, attraverso il ‘grido’ riportato in prima pagina dall’Avanti nel 1898, diede avvio al dibattito che potr  alla interruzione dell’esperimento.Ferruccio Borsoni, anarchico di Serra S. Quirico, era lo zio del maestro elementare Dante Borsoni, che dall’anconetano si trasferì a Fermo negli anni ’30 per controversie con i fascisti locali. Il pronipote Alessandro Morrone Mozzi ne ha ricostruito la vicenda nell’ambito della propria storia familiare.